Bulimia: riempire un grande senso di vuoto

È un disturbo alimentare che porta  a mangiare in maniera compulsiva. Colpisce soprattutto donne giovani, ma è possibile uscirne. La bulimia, dal greco “boulimìa” significa letteralmente fame da bue.  Chi soffre di questo disturbo tende a ingerire una quantità di cibo elevata e lo fa con una modalità compulsiva, irrefrenabile, per poi ricorrere a diversi metodi per riuscire a eliminarlo. Questo atteggaimento è prerogativa fondamentale e non c’è desiderio di mangiare un alimento specifico: di solito si ingurcita ciò che si trova.

In genere compare in giovane età: (12/14 anni) o nella prima età adulta (18/19 anni) e colpisce prevalentemente le donne. Si distinguono due tipi di bulimia: con condotte di eliminazione, in cui chi ne soffre ricorre regolarmente a vomito autoindotto, all’uso di lassativi, diuretici oppure senza condotte di eliminazione: in questo caso avviene solo il fenomeno di ingurgitare cibo in modo compulsivo, spesso durante le ore serali o addirittura notturne.

Chi soffre di bulimia si vergogna delle proprie abitudini alimentari  patologiche e tenta di nasconderle. Le crisi, infatti, avvengono in solitudine e quanto più segretamente possibile. È molto importante che i genitori di ragazzi adolescenti facciano attenzione a questo aspetto. È vero che accettare un disturbo alimentare nei propri figli per i quali si è fatto tutto il possibile è abbastanza faticoso, ma è importante aprire gli occhi per poterli aiutare. Il Manuale dei Disordini Mentali ha stilato una serie di criteri  diagnostici per poter stabilire se si tratta di bulimia.

Ricorrenti abbuffate Si riconoscono quando, in un determinato periodo di tempo, si mangia una quantità di cibo decisamente superiore  a quello che la maggior parte della popolazione mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili.

E quando questi episodi si manifestano mediamente  almeno due volte la settimana per tre mesi consecutivi.

Atti compensatori ricorrenti Per evitare l’aumento di peso, le persone affette  da bulimia espellono il cibo utilizzando delle tecniche, come quella del vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici o esercizio fisico eccessivo.

Contrariamente a quanto si possa pensare, nelle persone affette da bulimia non è il peso ad avere effetti  significanti. Il quadro è abbastanza serio perché, sia sul piano fisico, sia sul piano psichico, chi soffre di questo disturbo sta male e vive un disagio profondo con il proprio corpo e con l’immagine che ha di sé.

Per il trattamento di questo disturbo ci vuole un approccio serio ed impegnativo. La prima cosa da fare è rendere consapevoli i genitori del problema  e del fatto che la bulimia  ha a che fare anche con loro, senza alcuna colpa nè giudizio critico. Poi è necessario che il giovane bulimico cominci una psicoterapia che lo aiuterà a comprendere i meccanismi che hanno prodotto il disturbo, per aumentare la sua autostima e per renderlo consapevole del prezzo che paga rimanendo intrappolato in questo vortice.

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Bulimia: riempire un grande senso di vuotoultima modifica: 2012-09-19T12:05:41+02:00da villeri77
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